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Lavoro Collaborativo 2.0. Condividere applicazioni con il browser.

March 16th, 2007 · No Comments

L’impatto del world wide web e di internet sulla società e sul mondo del lavoro è ormai un dato incontrovertibile; quasi storia. L’ampliarsi quotidiano delle frontiere di questa evoluzione è cronaca quotidiana.

Il web 2.0 e le sue applicazioni semplici, utili e divertenti sono il segno che l’evoluzione sta generando nuovi paradigmi nella comunicazione: non si fanno meglio e più velocemente cose che si facevano prima; si fanno cose nuove. Il cambio è più evidente nei segmenti della comunicazione dove i costi del cambiamento sono minori: l’enterteinment ad esempio. You Tube non sostituisce la televisione ma cambia il modo come l’audio e il video viene prodotto distribuito e consumato. Abbandonare la TV, spesso noiosa e con proposte di contenuto codificate, esasperate, omologate ma soprattutto, “intangibili” da parte degli utenti, non costa nulla più che la pressione di un tasto sul telecomando per spegnerla.
Ma i servizi di rete creano valore e finalmente il cambio di paradigma si sta affacciando anche sul mondo del lavoro, dell’impresa, della produzione.
Il web 2.0, l’apertura dei dati e delle loro strutture, l’affermarsi di alcuni standard, la diffusione ed il miglioramento delle infrastrutture di rete hanno permesso la nascita di servizi e applicazioni con un architettura distribuita, la famosa service oriented architecture: internet si è trasformato da mezzo di trasporto di informazioni ad infrastruttura per la distribuzione di applicazioni e servizi. Se la cosa risulta fumosa, ripercorrere questa evoluzione con un grafico semplifica di molto il concetto.
L’evoluzione degli strumenti di collaborazione basati su internet si può ripercorrere lungo due dimensioni:
la ricchezza semantica e la tipologia di “oggetti” digitali che sono in grado di veicolare.

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Per ricchezza semantica intendiamo non solo la quantità di informazioni in grado di scambiare attraverso le applicazioni ma anche il tipo e l’intensità delle interazioni che rendono possibili tra gli utenti. Si va dal semplice scambio di dati e informazioni alla condivisione di processi sempre più complessi che costituiscono esperienze percettive e creative.
La tipologia di “oggetti” digitali comprende invece lo scambio di documenti via via sempre più complessi: dai file testuali fino alla condivisione simultanea di applicazioni per attività come il gioco, il disegno, le presentazioni grafiche, la scrittura di documenti, l’analisi dei dati ecc…
Le applicazioni groupware, i sistemi per la gestione delle intranet e le piattaforme per il social network sono gli strumenti che, oggi segnano il confine tra l’evoluzione degli strumenti di collaborazione on line e il vero e proprio cambio di paradigma nella organizzazione delle imprese e del lavoro.
Attraverso questi strumenti e una adeguata progettazione dell’architettura delle informazioni e dell’esperienza utente si riescono a gestire grandi quantità di informazione, molti processi aziendali, agevolando l’emersione della conoscenza e dell’esperienza delle persone che fanno parte di una organizzazione e ne custodiscono il valore.
La condivisione delle applicazioni è il passo successivo verso il cambiamento del paradigma della collaborazione e dell’organizzazione aziendale. In alcune realtà avanzate tecnologicamente, fortemente strutturate e altrettanto capitalizzate i sistemi informativi hanno raggiunto questo livello di sviluppo ma l’esplosione di creatività rappresentata dai servizi web 2.0 sta accelerando il fenomeno. Cercando tra la miriade di applicazioni disponibili in rete si pesca un plugin per firefox (il browser open source che sta minacciando internet explorer e che di fatto sta sostituendo una sempre maggiore quantità di applicazioni per il desktop) che si colloca sulla frontiera più avanzata delle applicazioni per il lavoro collaborativo. Si chiama Sameplace.
Si installa semplicemente attraverso un menù disponibile sul browser e offre una serie straordinaria di servizi, tutti integrati dentro l’applicazione che ogni utente usa per navigare in rete. Apparentemente è un Istant Messenger che l’utente può utilizzare anche con il proprio account di Google Mail, in realtà, è molto di più.
Con Sameplace è possibile interagire con altri utenti condividendo alcune applicazioni web appositamente sviluppate. Due o più utenti raggiungono il sito dell’applicazione, cliccano sull’apposito bottone “Connect” e da quel momento entrambe possono utilizzarla.
Facciamo un esempio pratico. Una delle applicazioni sperimentali già disponibile è Traverl ovvero una pagina web con una Google Maps integrata che è possibile “consultare” e manipolare contemporaneamente con un altro utente. Se vogliamo ad esempio spiegare il percorso per raggiungerci o tenere una lezione sull’altopiano dell’Anatolia, possiamo spostare, “zoommare” e cliccare sulla mappa mentre l’utente segue in diretta il nostro percorso e ci pone delle domande attraverso l’istant messanger.
Altre applicazioni sperimentali sviluppate per sameplace sono Tratto, per il disegno collaborativo, Chess per farsi una partita a scacchi o S5share per condividere in tempo reale uno slideshow basato sullo standard S5 sviluppato da Eric Meyer (http://meyerweb.com/eric/tools/s5/ )
Sameplace funziona grazie a XMPP (prima Jabber), il protocollo open source per la messaggistica che stanno diventando degli standard de facto.
Un dettaglio non trascurabile è quello che per utilizzare le applicazioni non è necessario installare niente altro oltre il plugin. Man mano che queste vengono sviluppate vengono distribuite attraverso un feed e l’utente se le ritrova nel menu. In termini di semplicità d’uso e di valore aggiunto il meccanismo non ha eguali per ora.
A sviluppare sameplace che è rilasciato con tre tipi di licenza MPL/LGPL/GPL è una comunità programmatori italiani. Le applicazioni per semplace sono create invece da un’altro marchio italiano: nimboo, una delle prime aziende italiane geograficamente distribuite che lo utilizzano come strumento per la collaborazione on line.
Nimboo nasce proprio attorno all’idea che la vera “piattaforma” sono le persone (platform is the people è il pay off) e si concentra nello sviluppo di applicazioni per migliorare il lavoro collaborativo usando servizi web e linguaggio per lo sviluppo rapido come ruby on rails. Sono una delle poche realtà in Italia a tentare questo approccio nella scrittura del software e le idee non mancano. Certo se qualcuno si accorgesse delle potenzialità e ci investisse sopra non sarebbe male. Basta parlarci due minuti e le idee fioccano che si fa fatica a seguirli. Per farsi un’idea delle idee in cantiere date uno sguardo ai nimboo labs.
Sameplace, e la tecnologia su cui risiede sono open source. Uno dei prossimi passi sarà quello di far crescere la comunità di sviluppo per far si che dalle applicazioni sperimentali si passi allo sviluppo di una serie consistenze applicazioni pronte per entrare su un mercato come quello dei servizi per il lavoro collaborativo che sta per vivere la sua fase 2.0.

Tags: web collaboration

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